Repubblica di Zena, Italia, 1912. Barbara Ann ha quasi diciassette anni e un seno che se crescerà ancora diventerà davvero imbarazzante. Ma questo non è il suo problema da alcuni mesi soffre di forti emicranie e allucinazioni. Cosa c'è nella testa di Barbara Ann? E come si collega alla morte di suo padre, il defunto colonnello Axelrod, il primo uomo a mettere piede su Marte nel 1894, ossessionato dalla ricerca di qualcosa di ignoto fin da quando ritornò dal Pianeta Rosso? E cosa vuole Michele, quel bel ragazzo biondo col cappotto che puzza di piscio? Barbara Ann si troverà immischiata in un gioco internazionale tra Inghilterra, Austria e il protettorato inglese di Zena... e intanto, chi si preoccuperà dei suoi criceti? Un'avventura Steampunk spruzzata di commedia sexy con mech, zombie e scafandri potenziati, in una Genova del 1912 che non è mai esistita.
[La prima avventura di Barbara Ann, romanzo Steampunk con 5 illustrazioni interne, collana Vaporteppa, 62.400 parole, circa 211 pagine]
Ragioni per cui a Caligo darei quattro stelline e mezzo: - L'ambientazione è magnifica. Mi ha dato la stessa sensazione dei romanzi di Swanwick, quella per cui per quanto sia strana faccio fatica a credere che non sia qualcosa di vivo e in continuo movimento. L'autore non si ferma mai a ciò che è essenziale per la trama, ma aggiunge in ogni capitolo dettagli curiosi, da un incidente stradale alla pubblicità dell'eroina. E soprattutto sfrutta ogni aspetto dell'ambientazione, lasciando intendere allo stesso tempo che ce ne siano altri inesplorati: la protagonista si ritrova nelle situazioni e con i personaggi più disparati, dal collegio di suore a un'officina, dall'appartamento di un proletario a un manicomio. - Per personaggi come Gallo e Armando. - Per la presenza di uno Sherlock Holmes italiano. - Per nomi come Lorena Silvestri. - Per l'ironia e l'italianità di alcuni passaggi. - Per lo stile moderno e quindi scorrevole, arricchito però da paroline qua e là che ti ricordano che dopotutto siamo nel 1912, come «Ohibò», «Iddio» e «dinnanzi». - Per l'assenza di infodump, caratteristica che ti spinge ad andare avanti e ti porta a leggere con più attenzione per colmare tutti i buchi.
Ragioni per quella mezza stellina in meno: - Forse volevo scoprire così in fretta come sarebbe andato a finire che l'ultima parte l'ho letta troppo velocemente. Non sono sicuro di aver afferrato tutto per bene. O meglio, ci sono io lì che mi chiedo: «Ma quella cosa lì quindi...?» e ripercorrendo lentamente la storia a ritroso rimetto insieme i pezzi. - Barbara Ann fa sesso un po' con tutti e mi va bene. Si ritrova spesso nuda e mi va bene. Usa il sesso come merce di scambio quando i soldi non bastano, però è così cinica da pensare che una ragazzina proletaria si prostituirà di sicuro visto che è carina e che è troppo povera per aspirare ad altro, e mi va bene anche questo (per quanto avrei voluto prenderla a pugni). Quello che non mi va bene (o che non capisco) è perché mai una quasi diciassettenne così disinibita si stupisce che con un seno enorme come il suo gli uomini le guardino sempre il petto.
Ragioni per cui do comunque cinque stelle: - Gli ultimi tre libri che ho letto erano abbastanza meh. Mi mancava qualcosa che mi invogliasse davvero a leggere. Caligo è stato il libro giusto al momento giusto. - Le illustrazioni. Se penso ai libri illustrati ho in mente da un lato le bellissime illustrazioni di Quentin Blake per i libri di Roald Dahl e quelle di Brett Helquist per Una serie di sfortunati eventi, e dall'altro quelle terrificanti di Serena Riglietti dei primi libri di Harry Potter. Immaginando una scala che va da Blake/Helquist (illustrazioni belle, appropriate) a Riglietti (illustrazioni al limite dell'assurdo che non rispecchiano nemmeno le descrizioni del libro), quelle di Manuel Preitano sono decisamente sul versante Blake/Helquist. Oltre la copertina ce ne sono cinque interne (di cui quella della motoruota è la mia preferita), che secondo me valgono il prezzo intero del libro (se vi sbrigate, però, per agosto Caligo è tra le offerte del mese di Amazon e costa solo 1,99). - Le note finali, una dell'autore e una dell'editore: la prima mi ha messo simpatia (quando invece di solito la maggior parte degli autori che parlano dei propri libri o scrivono ringraziamenti mi suonano un po' antipatici), la seconda — di cui alcune parti sono disponibili sul sito dell'editore, se volete darci un'occhiata — tra le altre cose dà qualche informazione storica e spiega una scelta editoriale dal punto di vista grammaticale, tutte cose che mi hanno interessato anche a libro finito e che soprattutto dimostrano documentazione e cura.
La storia intrattiene, l'ambientazione affascina e le illustrazioni sono la ciliegina sulla torta. Da leggere.
Forte delusione da questo libro che si prospettava interessante. Questo romanzo è il chiaro esempio di come una pessima scrittura possa rovinare anche le idee migliori: l'abilità di Scalzo nel costruire ambientazioni solide è innegabile, così come la spudorata malagrazia con cui getta tutto alle ortiche. L'Italia di Caligo, o ancora meglio, la Repubblica di Zena, è una finestra vivida e reale su di una Genova ucronica e retrofuturistica che rappresenta un'ottima premessa su cui muovere una storia articolata e affascinate; purtroppo l'ambientazione è l'unico punto solido e ben curato dell'intera opera. Dalla Trama, ai Personaggi, fino al Narratore/Protagonista,beh tutto il resto è m... noia.
La Trama (se condensata e vista a posteriori) è accettabile. Sufficientemente originale all'inizio del romanzo, si sviluppa in un costante saliscendi di mistero, fino a un finale narrato malissimo ma non per questo privo di fascino. La sostanza è buona, la forma no. La trama infatti si trascina per pagine e pagine senza un vero perchè, fra sequele di episodi irrilevanti o narrati senza un briciolo di emozione. Che sia una situazione di noia, di pericolo o di sesso la protagonista sembra sempre un automa distaccato e totalmente privo di psicologia.
I personaggi sono per lo più patetici, delle macchiette che si agitano in modo vuoto e irreale seguendo strani destini obbligati. Si fa fatica a capire se siano stati mal progettati o se sia una semplice questione di disinteresse. Certo è che i fili da marionetta si potevano occultare un po' meglio. Il senso di alcuni, poi, è totalmente intellegibile, e il loro ruolo è semplicemente quello di "meteora": precipitare nel racconto attratti dall'autore con l'unico scopo di schiantarsi e svanire fino al giro successivo.
La storia è narrata in prima persona presente, una tecnica assai rischiosa che infatti esplode tra le mani di Scalzo come una bomba a orologeria. La narrazione infatti si concentra troppo nell'esiguo volume d'aria attorno alla protagonista: non ci si sente mai davvero Barbara Ann, anzi, spesso è ci si sente prigionieri della sua mente, obbligati a sorbirsi ogni sua azione fin nelle minuzie. "Mi alzo, mi abbasso, prendo, mollo, salto, atterro, cado, bevo, sento". E' una forma di scrittura che a mio avviso, alla lunga, strema il lettore.
Gli spunti buoni non mancano, e l'ironia di fondo è da apprezzare, tuttavia Scalzo non ha proprio senso della misura e infarcisce pagine su pagine di aneddoti, ammiccamenti al lettore e scene pseudoerotiche in misura tale da soffocare la trama stessa. Così facendo, inoltre, perde di vista temi molto più interessanti a cui di tanto in tanto si fa accenno ma che vengono presto relegati nell'oblio. Viaggi Terra Marte, carbonari monarchici, guerre e intrighi continentali, misteriosi omicidi, macchine stupefacenti; tutte cose che il lettore vorrebbe veder approfondite e che invece si vede sacrificare in un olocausto di idiozie, mammelle enormi e falli taurini.
Caligo è un parto infausto, il figlio storpio che nasce quando si cerca di allungare un racconto (qualcuno direbbe la minestra) senza avere la pazienza di approfondire in modo adeguato la psicologia dei personaggi o la trama, e magari usando degli espedienti grotteschi per buttare tutto in farsa e sperare in una risata del lettore.
Secondo libro di A. Scalzo ("angra") che leggo e come il primo ha la caratteristica di tenermi inchiodato fino all'ultima pagina. Grande forza dell'autore è la credibilità e coerenza dei luoghi, dei mezzi e delle tecnologie seppur inventate e dal sapore un po' retrò: la scelta del vapore come carburante che fa muovere tutto e il caligo a volte mi proiettano un paesaggio più simile alla Londra all'epoca di Jack lo Squartatore che una Genova di oggi.
La protagonista femminile è sicuramente simpatica e aiuta a tenere leggero tutto il racconto. Tuttavia a me personalmente è sembrato un "maschio con le tette": il suo modo di pensare e di vedere il mondo è troppo luneare e simile alla sfera maschile più che femminile. Forse quello che "pensa" sarbbe più adatto al colloquio con terzi, quando alcune volte qualche donna le usa come una sorta di maschera per nascondere inutili ed ingiustificate insucurezze o... fragilità. Ok qua sembro senza volerlo un maschilista ma il fatto è che Barbara Ann è troppo poco complessa per essere una ragazza di 17 anni credibile. Non a caso qualche lettrice ha parlato di "rischio" nell'impostare il racconto in prima persona: in fondo non credo ci siano molti autori maschili che sappiano davvero come funziona la testa di una donna.
Detto ciò credo sia stata proprio questa caratteristica a farmi seguire il racconto in modo chiaro e comprensibile.
Per quanto riguarda l'edizione elettronica, devo ammettere che è molto ben curata dal punto di vista tecnico e impreziosita anche dai 5 disegni che accompagnano il racconto. Ho ritenuto aggiungere questa osservazione perché purtroppo non capita spesso di vedere "belle" edizioni digitali.
Di buono Caligo ha un'ottima e affascinante ambientazione Steampunk, vivida ma, purtroppo, non abbastanza raccontata e approfondita secondo i miei gusti. La trama sarebbe anche interessante se non andasse a chiudersi di corsa sul finale troppo rapidamente, senza approfodire e sviscerare le questioni in sospeso. La protagonista, Barbara Ann, è letteralmente un piede nel culo. Al di la del "eheh tette" la prima volta, si rivela nient'altro che una ragazzina aristocratica viziata, antipatica e pure ipocrita. Ogni due scene ce ne è una di sesso e non sembra mai che sia lei a volerlo o a sceglierlo, ma che succedano perchè sì, quasi per un mero aspetto di vouyerismo verso il lettore. D'altronde "le brave ragazze non gondono mai." Boh, premesse (e promesse) interessanti, sviluppo meh, finale fin troppo affrettato
Due stelle, si salva dall'oblio giusto perché l'ambientazione è molto bella. Ma la storia è poprio un'accozzaglia di immagini e di idee amalgamate alla bell'è meglio.
Storia avvincente, una protagonista ben tratteggiata e dall'animo non banale pervaso da incongruenze - tutte pienamente umane - e agghindato di un'ipocrisia costruita con manierismo comico per fare la parodia del mondo di una volta, con una strizzatina d'occhio al film Hysteria.
Sotto l'ipocrisia comica Barbara rimane dannatamente umana. non è di quei personaggi fatti con lo stampino, dotati di quelle coerenze sovrumane che per nulla si sposano con la complessità dell'animo degli uomini In una storia che vuole far sorridere e poco più trovare una complessità che non si trova in tanti romanzi ben più seri - da psicologo - è stato un sottile piacere.
Nulla di cliché se non l'umanità stessa di fronte ai propri limiti, per quei lettori che hanno l'intelligenza per non farsi imboccare con personaggi fasulli, semplici maschere, spacciati per realistici. Chi non vuole leggere di un personaggio vero, seppur così sopra le righe, o si spaventa per un po' di nudo o un paio di dettagli un po' sanguinari, si orienti su storie più tradizionali con personaggi e situazioni preconfezionati e poco credibili.
Un romanzo da gustare badando ai dettagli e concedendo attenzione al testo che per la sua squisita scorrevolezza ci fa volare di capitolo in capitolo senza darci tempo per soffermarci a pensare - eppure ce ne sarebbe di che pensare - e l'illusione di semplicità costruita ad arte dalla bellissima scrittura di Alessandro Scalzo porta a scambiare per semplici anche quelle complessità di caratterizzazione che semplici non sono proprio.
Avrei dato più respiro alla vicenda di Gallo e a quella costruzione amorosa che percorre tutta la storia, senza mai superare la barriera di negazione che Barbara sembra costruire per difendersi dai sentimenti reali - nello stesso modo in cui usa i rapporti sessuali come solo merce di scambio e mezzo di potere. non tanto di piacere o di realizzazione. esasperando la propria debolezza nel gestire ii sentimenti in una volontà di dominazione sessuale. Donne, uomini, concepisce tutti in rapporto al sesso, tranne chi ama davvero.
Scelta difficile quella di dare tanta importanza al sesso, per l'autore, se consideriamo che nel nostro mondo, così 'americano', il nudo e il sesso sono tabù, invece che naturali, e la violenza estrema invece no. Una storia con poca violenza, solo quando serve, e il doppio del sesso o del nudo, e anche quello tutto dove serve, può attirare le critiche dei perbenisti cresciuti con l'America nel cervello per cui l'omicidio è la normalità e il sesso è il peccato. Chi vuole soddisfare il proprio bisogno di sangue mutilazioni e omicidi avrà molto meno di ciò che cerca e chi è ancora tormentato dall'atavico timore della vagina scapperà terrorizzato per via dei nudi, senza poter cogliere il quadro ricchissimo che delineano al servizio della psicologia del personaggio, in appena duecento pagine.
Se mi si permette, aggiungerei, pur se la storia è molto bella ipotizzo che manchi una autentica debolezza dei personaggio maggiore. Non come tratto dell'animo, ma come debolezza su cui costruire la vicenda perché il problema è che Barbara ha tutte le carte in regola per trionfare, quando decide di farlo, e la sua crescita, che pure è presente e si vede, non contempla un sincero rafforzamento interiore e il superamento di un tallone d'Achille.
Forse è voluto, trattandosi, come si capisce dal finale che getta i semi di una seconda avventura, del primo episodio di una serie. Magari si è evitato per non rendere aspri quei toni che vorrebbero rimanere comicamente distaccati, che già divengono cupi con la vicenda di Gallo.
Volendo riassumere tutto con una massima, potremmo dire "Non di solo tecnica vive la narrazione".
Parlando chiaro, si può dire che Caligo è ben lungi da essere un romanzo brutto o mediocre, superando tranquillamente la sufficienza. Ciononostante, vi ho trovato alcuni elementi che, seppur non riterrei problematici, sono quantomeno fastidiosi. A partire dagli elementi di commedia sexy; l'opera, laddove nella parte di "commedia" riesce tranquillamente, nella parte "sexy" avrei qualcosa da ridire. L'ambientazione, la società, la mentalità delle persone è ben delineata e percepibile: ma questo desiderio morboso di molti personaggi di fornicare con la protagonista, e il riuscire in ciò di alcuni di essi, più che comico l'ho trovato grottesco. Un forte elemento erotico, gestito bene a livello di descrizione degli atti, ma che non sembra amalgamarsi bene con ciò che l'opera. A questo, voglio aggiungere come gli eventi finali, per quanto siano ben collegati alla sceneggiatura e non rappresentino buchi di trama, vertano molto su concetti ed eventi più complicati che complessi, risultando non appartenere del tutto alle premesse dell'opera. È vero anche che molte composizioni sono grandi nel loro stravolgere le premesse iniziali (vedasi L'Attacco Dei Giganti), ma non ritengo qui sia stato fatto al meglio, forse complice la brevità del romanzo.
Tolto ciò, come detto prima, il romanzo non è affatto una pessima opera. La scrittura e lo stile sono curati, le ambientazioni sono curate, i personaggi sono curati.
Lettura consigliata.
EDIT. - Voto abbassato di una stella per la presunzione del curatore della collana. Un conto è considerare questo libro come una qualsiasi opera, un conto è considerarla come l'opera di una collana "più meglio" del resto dell'editoria perché chi se ne occupa ha capito la verità divina su come si scrive narrativa. In questi termini, è un libro di merda.
Lui direbbe che sono un fallito che nega la realtà per confermare i suoi bias. Mi chiedo se lui non faccia lo stesso (o finga di fare lo stesso, il marketing si basa anche sul nascondere la verità) sui libri che fa passare per non ammettere che forse, dico forse, sono cose appena sufficienti.
Sono stupito di come l'autore abbia saputo trasporre in chiave steampunk questa meravigliosa capitale del mare. Colori vividi e vapore: da cielo a terra. La calca per salire sui bus e gente preoccupata solo dal poter salire prima? Spintoni per prendere l'ascensore a vapore.
Addirittura parlerei di Zena Punk a tutti gli effetti. A maggior ragione visto che probabilmente Genova è stata comunque davvero una delle prime capitali del vapore. Pirocisterne e motori a vapore. Va bene l'Inghilterra, ma senza navi a vapore non sarebbe diventata quello che è oggi.
La città parla ancora oggi implicitamente di questa corsa al commercio: carboni ardenti che ancora bruciano nel suo cuore manco fosse un inferno. Passare vicino a un palazzo in riva al mare ed essere investito da aria calda che esce da una grata di metallo.
In Caligo la città prende il sopravvento: la sua vitalità incasinata fa da sfondo alle vicende di cui.. non voglio rovinarvi la sorpresa. Eppure fa sentire la città piccola e stretta proprio come nella realtà. Favoloso.
La storia è molto bella e vissuta attraverso gli occhi della protagonista: ci si trova finalmente di fronte a una protagonista ben caratterizzata e per nulla scontata. Imperfetta con i suoi pregiudizi come le persone reali.
Secondo me si può leggere sia questa storia in modo leggero: avventura tra sexy e spunti divertenti...
...oppure si può anche avere l'occhio di saper andare dietro tutto ciò, e vedere la profondità di significato dietro agli eventi.
La prima lettura me la sono goduta. Non escludo la seconda per togliermi la curiosità di capire se davvero ho indovinato cosa si nasconde dietro.
Insomma tanti livelli estetici e narrativi tenuti insieme in modo magistrale.
Se dovessi iniziare a leggere romanzi steampunk, inizierei da questo.
Dopo aver letto tutto d'un fiato questo libro viene da chiedersi come mai gli scaffali delle librerie non siano pieni di libri di Alessandro Scalzo ma piuttosto continuiamo a importare fantasy e SF dall'estero. "Caligo" dimostra non solo che è possibile ambientare un romanzo steampunk in Italia, ma anche che, fatto bene, ciò restituisce un'atmosfera e un effetto impareggiabili. Lo stile è divertente, asciutto eppure evocativo: non troverete in questo libro né una parola in più né una in meno di quelle necessarie a divertirvi ed emozionarvi. Se tutti i romanzi di genere fossero come questo, leggerebbe tanta più gente! Non solo in Italia. Promosso a pieni voti e tu, autore, se mi stai leggendo, sappi che dovresti continuare a scrivere: il mondo ha bisogno di tipi come te!
Una delle prime opere scritte con la tecnica 'immersiva'. Anche se sente il peso degli anni, perché poi la tecnica si è arricchita rispetto all'anno di pubblicazione di Caligo, resta un testo da manuale soprattutto per chi si avvicina al mestiere di scrittore. Ambientazione e profondità dei personaggi ben caratterizzati. Storia molto carina tra horror e fantascienza ambientato in una Genova Steampunk. Consigliato a tutti.
Un altro dei racconti presentati al concorso Steampunk (con conigli) indetto dal blog Baionette Librarie. Questo era fuori concorso non mi ricordo più per quale ragione, ma Marco Carrara, il Duca di Baionette, organizzatore e giudice del concorso ha convinto l'autore ad ampliare il racconto fino alle dimensioni di un medio romanzo. Grazie alla nascita di questa nuova collana di narrativa fantastica, di cui Carrara è l'ideatore e il curatore, Caligo è ora pubblicato ufficialmente. Devo dire che l'ampliamento a romanzo non mi sembra perfettamente riuscito, e a fianco di parti davvero ottime, ci sono aspetti non del tutto soddisfacenti, oltre ad un finale troppo affrettato. Splendida l'ambientazione in una Genova protettorato Inglese inserita in una Italia dai contorni politici complessi ma non del tutto identificabili, almeno in questo romanzo che potrebbe essere solo il primo di una serie. Una Genova nello stesso tempo riconoscibile e diversa, sovraffollata e classista, un po' uguale alla Genova che conosco bene (pur non essendo genovese) e un po' New Crobuzon. Eccellente il personaggio principale, Barbara Ann Axelrod, attraverso i cui occhi e la conseguente interpretazione della realtà vediamo tutta la vicenda. Inglese fino al midollo, ma di quell'inglesità che vedono solo i non inglesi, vittoriana modernizzata, perfetta commistione di repressioni sessuali e totale libertà di comportamento, è la guida ideale per capire questa società. Buono l'aspetto steampunk, ben presente ma non estremizzato, inserito con intelligenza in molte parti della storia. Ma allora, cosa non mi è piaciuto? Bè... "non mi è piaciuto" è un'affermazione forte. Diciamo che mi ha lasciato un po' perplesso proprio la struttura della storia, la sua struttura ucronica non completamente chiara: i viaggi su Marte, la storia marziana, le conseguenze per Barbara Ann e la presenza di entità antiche da risvegliare sono aspetti molto confusi. Potrebbe essere accettabile in un racconto breve, dove necessariamente predomina solo un aspetto e molti altri vengono lasciati senza spiegazioni, ma non in un romanzo, che si ritiene normalmente avere la lunghezza necessaria per spiegare tutti (o almeno quasi tutti) gli aspetti presentati. Ritengo questo difetto (difetto ai miei occhi) una conseguenza dell'allungamento non molto ben riuscito da racconto a romanzo. Come onestamente non mi sembra ben ruscito il ruolo maggiore dato allo zombie Michele (poi perché proprio il mio nome? che ho fatto di male? :P ). Già non è chiara la natura di questi zombie, il meccanismo della loro creazione, ma la presenza di Michele, anche se svolge una funzione abbastanza importante nella storia, mi sembra stiracchiata oltre quello che sarebbe stato più equilibrato. Il finale è decisamente affrettato e poco lucido. A buone scene d'azione si accompagnano spiegazioni confuse, descrizioni lacunose che portano ad un finale più pronto per un seguito che ad una conclusione soddisfacente. Come opinione finale, sono completamente d'accordo col fatto che doveva diventare un romanzo completo, ma mi sembra che completo davvero non lo sia diventato. In ogni caso una lettura con molti spunti estremamente gradevoli.
L’ambientazione: la Genova (Zena) del primo Novecento, rivista e corretta in chiave steampunk, è semplicemente affascinante: Scalzo riesce a trasmetterne i colori, gli odori, i suoni. Ci sono entrata con tutti e due i piedi, dietro ai personaggi.
I personaggi: mi è piaciuta questa commistione di italiano-british. L’autore ha saputo padroneggiarla alla perfezione, traendone spunti innumerevoli per rendere saporite molte scene. Lascio ancora la parola all’autore: Quasi tutti i personaggi di Caligo sono ispirati a persone esistenti, personaggi famosi o persone che ho conosciuto, come il Professor Schiffer, che ricorda un mio professore di Ingegneria e anche un Papa ora in pensione. Il padre di Barbara Ann, il colonnello Axelrod, ha la faccia di David Bowie, e la Dottoressa Elsa Bramanti è l’attrice Dyanne Thorne, mentre il detective Ermes Paganini non può essere altri che Peter Cushing, e il signor Luciano è preso da una pubblicità del tonno in scatola.
La tecnologia: scafandri potenziati, mech, motoruote, viaggi sulla Luna e su Marte. Ho sguazzato come un’anatra felice fra tutte queste meraviglie. Il sense of wonder mi ha sopraffatto (le onde Z e l’uso delle droghe).
Il tono: divertente e divertito, quasi scanzonato. Non una parodia, ma una precisa scelta stilistica che ho apprezzato. Un esempio? Controllate i nomi delle suore… Dice Scalzo: Un modo per trattare con ironia alcuni aspetti del proprio mondo immaginario è ispirarsi a delle storture del mondo reale, portarle all’eccesso e poi considerarle come normali all’interno del mondo narrativo. Nel mondo di Caligo, per fare un esempio, ogni sorta di abuso psicofisico è considerato normale all’interno di convitti e collegi gestiti da religiosi, e gli stessi preti e suore hanno tutti meno spiritualità di una betoniera, come del resto è normale che sia.
Le illustrazioni: strepitose. Sono tornata indietro nel tempo (Paleolitico Superiore), quando ero ragazzina e leggevo i volumi di Jules Verne. Occhi di fuori e cuore a mille.
Due osservazioni. La prima: la protagonista, Barbara Ann, anche se diciassettenne e quindi “in crescita” (no, non mi riferisco alle ehm… tette), appare un po’ troppo impermeabile rispetto a tutta la valanga di vicende che le cade fra capo e collo. D’accordo, è una ragazza diciamo “un po’ particolare” (niente spoiler), però si comporta come se non le capitasse mai niente. La seconda: il finale troppo veloce. Per carità, sono soddisfatta della conclusione, ma mi sono trovata con le extrasistole che andavano per conto loro. L’autore parla di una “prima avventura di Barbara Ann”, ma siamo già nel 2016 e io sono rimasta a becco asciutto.
Un’annotazione positiva per Vaporteppa: questo, cara Casa Editrice, è un signor eBook. Dimostra cura, competenza, alta professionalità.
Romanzo divertente, coinvolgente, con una trama credibile, una protagonista e dei comprimari molto ben caratterizzati e ricco di inaspettati colpi di scena. Personalmente, a differenza di altri, non ho trovato eccessivi i “continui siparietti erotici”, sia perché (forse purtroppo considerata l'avvenenza della protagonista) non sono assolutamente “continui” e poi perché tutti (o quasi) funzionali alla trama e non inseriti solo “perché sì”; col “quasi” mi riferisco in particolare ad una scena come la caduta di Barbara Ann nei liquami e la successiva “doccia” con l'idrante, che mi è sembrata solamente una scusa per farle mettere il sedere per aria in una scena da soft porno anni '80, le altre scene “en déshabillé” o proprio di sesso un loro senso narrativo imho ce l'hanno… certo questo non è un libro adatto alle proverbiali educande! Alcune scene sono semplicemente formidabili, una delle mie preferite (e che peraltro avviene poco dopo la scenetta della ripulitura dai liquami a cui ho accennato) è quando la protagonista cerca di convincere due marinai ad indossare una protezione contro le pericolosissime “onde Z”, prima spiegando loro come funziona in maniera molto scientifica e precisa, e loro si rifiutano di utilizzarla, allora si inventa una “spiegazione” totalmente campata in aria e superstiziosa, e i due a questo punto le danno retta. A differenza di altri il libro mi è piaciuto non grazie ma forse nonostante il suo “stile moderno” e “l'assenza di infodump” anzi, per dirla tutta… io non condivido proprio le idee sulla narrativa del Duca “di Vaporteppa” e di Gamberetta, credo che ci siano molti modi diversi per “cucinare” un romanzo, in questo caso però il prodotto finale è indubbiamente molto, molto buono. Tutto sommato mi sembrano “esagerate” le accuse di inconsistenza al personaggio principale, che al contrario mi sembra si comporti proprio come una tipica diciassettenne... Mi auguro solo che il seguito delle avventure di Barbara Ann non arrivi con i tempi “biblici” trascorsi tra Marstenheim e questo libro... Infine: per una curiosa combinazione ho letto Marstenheim durante un viaggio in treno tra Bari e Roma, e Caligo in buona parte su un treno tra Roma e Barletta… chissà se anche il prossimo libro di Alessandro Scalzo lo leggerò di nuovo su un treno da o per la Puglia?
E' stata una vera e propria delusione ... il libro parte nei migliore dei modi mostrandoti l'ambientazione steampunk e trascinandoti tra le pagine, grazie ad uno stile scorrevole. Peccato che ben presto subentri una trama all'apparenza interessante, ma che ben presto si perde in mezzo ad un mare di vicende noiose e senza senso, che porteranno ad un finale che non regge nemmeno se ci si impegna a farselo andar bene. La protagonista che dovrebbe tenere in piedi la storia, è poco credibile ... o meglio, sarà tale per alcuni capitoli, in cui la si farà andare a letto con tutte le persone disponibili e a mostrarla come una ragazzina sciocca e vogliosa, per poi pretendere che venga presa sul serio dal lettore quando è in situazioni serie o pericolose. Barbara Ann è un personaggio assurdo, ma in modo negativo e di sicuro non per volere dell'autore. Mi è dispiaciuto dover dare a questo romanzo due stelline, ma sinceramente sento di aver buttato i miei soldi.
La trama non sarebbe neanche male: fa sempre piacere trovare una buona resa dell'ambientazione steampunk, che ho sempre trovato un fenomeno di nicchia soprattutto "estetico" vista la mancanza effettiva di libri, film , giochi che sono rari e di norma amatoriali. Il problema di questo libro è che i continui siparietti erotici, le scene sensuali un pò pervertite e quelle di sesso piazzate assolutamente a caso, fanno perdere credibilità al contorno. Se voleva essere un libro erotico oltre che fantastico, il passo da fare non era molto lungo.
Il caos a vapore! Un racconto spettacolare e pirotecnico. Barbara Ann è un personaggio talmente esagerato e inverosimile che, qualunque cosa faccia, risulta accettabile. Se a sedici anni (quasi diciassette) è già così, chissà che sfracelli quando crescerà... Curata e appropriata la prosa. Ottime le illustrazioni.
Molta carne al fuoco, moltissima. La pietanza letteraria sembra mantenersi appena in equilibrio in un turbinare di rimandi e citazioni, sorprendentemente senza conseguenze sulla piacevolezza della lettura che arriva felicemente al termine, anche grazie alla deliziosa Barbara Ann.