RECENSIONE IN ANTEPRIMA PER BLOG LETTURE SALE E PEPE 4 STELLE E 1/2
Quando un romanzo vittoriano incontra l’avventura in un contesto imperialistico, non può deludere!
Priscilla Potter torna con un romanzo ambientato nel tardo vittoriano, un periodo che vede l’ imperialismo britannico avanzare. Il continente africano, che ancora deve svelare del tutto i suoi segreti, vedrà sulla sua terra due protagonisti valorosi, uniti dall’amore per la scoperta e che hanno deciso di far confluire i loro destini.
Quando l’autrice mi ha anticipato la trama del suo ultimo romanzo ho percepito un fremito nel cuore! Di romanzi ambientati nell’ 800 ne abbiamo fatto un po’ tutti indigestione, ma questa storia presentava quell’elemento differente e avventuroso per renderlo più originale!
Sulle orme di diverse donne che sfidarono le convenzioni sociali distinguendosi come viaggiatrici, esploratrici e scienziate, eccomi qui a presentarvi Lady Evelyn Ashcombe, amante della geografia e con un’ossessione per l’Africa.
“Lady Evelyn, figlia di un marchese, bellezza da ballo, mente da nascondere”
Una fanciulla la cui famiglia ha assecondato le inclinazioni, un padre amorevole che la supporta, una zia che le è stata da mentore e l’incontro, un po’ atipico, con un professore che le cambierà la vita, l’affascinante Lord Jonathan Haworth, figlio di un duca ma, prima di tutto, uomo di scienza.
Alla giovane si presenterà l’imperdibile occasione di far parte di una spedizione ufficiale in Africa per la Royal Geographic Society, mettendo distanza dal ton e le sue imposizioni, avendo la possibilità di prendere consapevolezza delle proprie capacità in una dimensione differente. L’attrazione mentale e fisica che la legheranno da subito a Jonathan sarà un pretesto ulteriore per buttarsi in un’avventura ancora inusuale per una donna.
“Il mondo non cambia quando gli chiedi spazio. Cambia quando qualcuno occupa lo spazio che c’è”
Un romanzo di viaggio e scoperta, con momenti d’azione ma anche altri di attesa, osservazione, contemplazione, in un territorio che si pone, giustamente, ostile all’invasione e che considera i membri della spedizione come gli “stranieri che insistono a restare”, nonostante i vari “avvertimenti”.
I protagonisti vedranno evolvere il loro rapporto che dovrà forgiarsi sul rispetto e Jonathan dovrà conquistare un pezzo alla volta la fiducia di Evelyn.
“Lo amava come si ama una via di fuga, un orizzonte, una possibilità di essere se stessi senza chiedere permesso”
L’ autrice è riuscita a farmi immergere nelle atmosfere africane dense di odori e suoni. Le ambientazioni si ricreano nelle nostra mente grazie all’accuratezza dei dettagli.
La narrazione in terza persona (con narratore esterno onnisciente) non ci preclude l’accesso ai pensieri dei protagonisti; grazie ai bei dialoghi e alle considerazioni mentali, riusciremo ad emozionarci per il loro desiderio a stento trattenuto, che perderà rigidità man mano che ci si allontanerà dalla società ingessata dell’epoca.
Se cercate un romance puro vittoriano con balli e pretendenti, questo romanzo non fa per voi, ma se desiderate il brivido dell’avventura e di territori inesplorati avrete pane per i vostri denti.
Personalmente ho adorato le mille similitudini con le quali l’autrice ha ricamato la storia, trasmettendo esattamente le sensazioni delle varie situazioni e luoghi incontrati.
Parole e immagini spolverate nella mente per creare un’esperienza multisensoriale, una costruzione sintattica e retorica che gioca sull’antitesi e il contrasto per enfatizzare i concetti e una trama che punta più sull’avventura che sul romanticismo, azzerando la componente spicy.
Anche il cambio di ritmo durante la storia è stato funzionale, facendoci adattare ad un contesto differente, alla lentezza del viaggio lungo il Nilo e nello stesso momento ci ha fatto percepire la minaccia che incombe.