Creature dispotiche
“Mi resta la casa; il mio amore per lei non è venuto meno. C’è un glicine morto che si dispera; le intemperie e la mia incuria hanno mandato tutto in rovina; le essenze rare che Félix aveva piantato per me crollano a una a una sui fienili, tra scricchiolii improvvisi e lente erosioni; i forti venti scagliano lastre d’ardesia ubriache contro gli ippocastani, l’acqua morta si accumula dove i vivi dormivano, cadono fotografie e in fondo agli armadi altre sorridono nel buio all’oblio che le ricopre, schiattano topi e altri arrivano, pazientemente tutto si disfa. Su, va tutto bene; gli angeli misericordiosi passano in un volo d’ardesia, si spezzano e risorgono nell’aria azzurra; di notte scostano le ragnatele, vicino alle finestre rotte guardano luna dopo luna immagini di antenati di cui conoscono i nomi, bisbigliano soavemente tra loro e forse ridono, blu come la notte e profondi, ma cristallini come una stella; che godano della mia inabitabile eredità; il miracolo è consumato”.
Un narratore debole e inesistente, otto brevi biografie che costituiscono l'epica formazione di un soggetto centrale in negativo. Nel 1984 Michon mescolava falsificazione e sdoppiamento generando in una tradizione illustre e antica modelli di vita contaminata, deforme, meticcia, trasformata e ripudiata. Il destino dello scrittore è di essere confinato in una irredimibile lontananza, in una irreparabile separatezza: Michon qui ne accetta la catastrofica natura, evoca un immaginario tra Flaubert, la Bibbia e Céline, e attinge alla tradizione classica e pittorica per dare corpo all'assenza del divino, alla rabbia degli antenati, alla maledizione di tutti i figli in quanto riconosciuti. I protagonisti del racconto vivono nella provincia di Limoges, aspra campagna ai margini della geografia. Il letterario si identifica con la vita, in quanto tormentato viaggio nello spazio-tempo di un esilio, incursione pietosa in una cultura che cresce a dismisura e allude senza proporzione. Nel testo diviene visibile la trama celata dell'artista che accetta se stesso con fatica e profondità (non costretto dal grande, ma contenuto nel minimo): la madre maestra abbandonata dal padre, la dolcezza dei nonni, i compagni di scuola, le leggende di paese e il curato, un amore e una sorella prematuramente perduta. Famiglie incrinate, mogli che tradiscono e padri che fuggono: la sofferenza e le necessità che umiliano, il tempo che smentisce ogni ambizione, in definitiva è il reale a rifugiarsi nel simbolico, la cronaca dei fatti trova convinzione e comprensione nel racconto, nella lingua, nel dolore delle parole. La vocazione dell'autore francese all'infedeltà descrive un universo rurale composto di indimenticabili figure femminili e ritratti esemplari e contraddittori di uomini riscattati. Le vicende raccontano di tentativi di evolvere da una condizione di tragica inferiorità, perseveranza che assume una dimensione di sacrificio e ispirazione.
“Eppure la loro ricerca, la loro conversazione, che non è silenzio, mi hanno dato felicità, e forse anche a loro ne hanno data; dalla loro rinascita abortita spesso sono stato lì lì per nascere, e sempre lì lì per morire insieme a loro; avrei voluto scrivere dall'alto di quell'attimo vertiginoso, di quella trepidazione, giubilo o inconcepibile terrore, scrivere così come un bambino senza parole muore, si dissolve nell'estate: con un'enorme, quasi indicibile emozione”.