Ho un debole per le storie ambientate al circo, non so perché, eppure le trovo irresistibili.
E pensare che nel mondo reale i circhi mi mettono tristezza, ma da quelli della carta stampata mi lascio incantare come una bambina davanti a qualcosa di magico, luccicante e mai visto prima.
E nel Fiorente Florilegio di Florian c'è tanta arte, sapientemente dosata per ammaliare il pubblico pagante, c'è tanta forza - fisica e psicologica- e c'è tanta vita, ci sono tanti tipi di umanità, diversi per età, religione, lingua, razza, sesso, capacità.
E c'è lui, Florian, il cui vero nome nessuno conosce, che ha avuto almeno quattro mogli, una parlantina eccezionale e che dirige, ascolta, consiglia e che tiene unita la compagnia. Lui la cui massima è "affrontiamo i problemi man mano che si presentano".
Nei sei anni in cui si svolge la storia sotto il tendone passano tantissimi personaggi : acrobati, domatori, cuoche, sarte, nani, truffatori, ingegneri, ballerini, criminali e persino una nobildonna russa.
Qualcuno rimane, qualcun altro resta, molti perdono la vita.
Ma la compagnia accetta tutto quel che accade con quella saggezza di chi sa che è il rischio del mestiere e che, comunque, lo spettacolo deve andare sempre avanti.
Questo libro racconta le avventure del Florilegio, del suo partite con quattro o cinque elementi dagli Stati Uniti fino al suo arrivo a Parigi (passando per l'Italia, l'Austria, l'Ungheria, la Russia e la Francia) con una vero e proprio e gruppo di artisti, preceduti più che dall'avant-courrier, dalla loro fama.
Racconta le loro storie, i loro dolori e amori, i colpi di fortuna (e diciamocelo, Florian è sempre molto, molto fortunato,ma la bravura di Jennings è tale che, pur essendo Florian al limite dello sfacciato, è comunque credibile) e dei tanti imprevisti.
Ogni fatto, ogni spettacolo serve per conoscere meglio quel mondo e le sue regole.
Sembra un mondo parallelo, a parte. E forse è per questo che riesce a passare quasi del tutto indenne tra la guerra civile americana, prima, e tra quella franco-prussiana poi. E a ripartire, anche quando Florian vede le redini a Zachary Edge ( Bellissimo il rapporto tra Edge e Florian: quanti bellissimi dialoghi, quanto confronto tra loro, quanti spunti di riflessione per noi lettori!)...perché "the show must go on", come dice la celebre canzone dei Queen.
E allora via, verso nuove avventure, verso nuovi orizzonti,pronti a piantate i paletti!
Ho adorato viaggiare con questo gruppo di persone. Questa bizzarra famiglia sgangherata, ma divertente.
Ci sono personaggi che ho amato moltissimo come Autumn Auburn la funambola, compagna di Edge da Livorno in più fino all'Austria.
E Edith Coverley (in arte Clover Lee) che sognava di sposare un ricco nobile europeo.
Maggie Harp, la zingara veggente.
Ma Florian resta il mio preferito!
E ci sono personaggi che mi hanno disgustato ( il Terribile Turco:sono stata felice quando, finalmente è uscito di scena; Pepper e Pablo, e così via) o che ho trovato poco incisivi (Abdul su tutti).
4,5 stelle.
Non 5 perché, forse, è troppo lungo. Un alleggerimento lo renderebbe ancora più godibile.
E perché ad un certo punto diventa prevedibile e non si fa in tempo ad affezionarsi ad un personaggio che, puf!, se ne va o muore. Un po' come ne "il trono di spade". Sono stata tentata di tenere il conto dei morti, feriti e non pervenuti!.
Una delle cose che ho preferito è il concetto che, nella grande famiglia circense, ognuno per quanto diversio, strano, brutto o indefinibile, può essere un artista, può emergere perché ha delle doti. Florian nella sua lunga carriera e per diretta esperienza lo sa. Ognuno è unico e porta le sue qualità.
Un altro punto di forza del romanzo è dato dalle descrizioni accurate delle città dove il circo si esibisce (provate a googlare qualche hotel, caffè, luogo, e vedrete che per la maggio parte sono esistiti.). Se amate i romanzi storici - occhio però che qui la storia viene accarezzata dal tendone e poco di più se si eccettua l'ultima parte dove addirittura il circo funge da spia per lo Zar- fa per voi.
Alla fine, poi, credo d'aver trovato la risposta al perché io amo i circhi ed è stato proprio Florian a darmela:
"il circo è proprio questo, Obie, un ampliamento dei limiti del possibile, una sfida alle strettoie della banalità, la realizzazione che l'impossibile può essere possibile" .
Munitevi di pazienza, di voglia di mettervi alla prova e preparatevi a scostare la tenda per assistere ad uno spettacolo sensazionale. A cui, se vorrete, potrete prendere parte. Piccola come chi stacca i biglietti, o grande come quella della cavallerizza o del domatore di bestie feroci.
In ogni caso sarà il vostro ruolo e sarà necessario.
Come nella vita.
Alla prossima!