L'opera prima di David Leavitt è una raccolta di nove racconti, da uno dei quali mutua il titolo.
Era il 1984 e l'allora giovanissimo Leavitt è diventato in breve tempo uno degli autori simbolo della sua generazione, quando non addirittura una sorta di portavoce dei ventenni degli anni '80, complice anche un suo saggio dal titolo "The New Lost Generation", pubblicato l'anno seguente sulla rivista "Esquire", in cui ha descritto la sua infanzia e la sua adolescenza e la società nella quale è cresciuto: una società delusa, sfiduciata, dilaniata dai divorzi e dalla frustrazione, proprio come quella in cui si erano trovati a vivere i beat del dopoguerra. Ma i ragazzi di questa generazione hanno reagito in modo opposto ai beat: mentre i giovani degli anni Cinquanta e Sessanta volevano e cercavano soprattutto la libertà, quelli della generazione di Leavitt hanno cercato e cercano soltanto la sicurezza, la stabilità, la solidità. Per loro i tempi della rivoluzione sessuale sono lontani e superati; conquistata la libertà sessuale ora vogliono usarla in una vita di coppia, magari omosessuale, che li difenda dalla fragilità e dall'inconsistenza del volubile passare da un'esperienza sessuale all'altra. In contrasto coi cosiddetti beat gli yuppie vogliono vivere in belle case ordinate, fare carriera, guadagnare denaro, avere stabilità (Fernanda Pivano, "Libero chi legge").
Non mi sogno certo di aggiungere qualcosa alle parole della Pivano e quindi mi limito a dire che sono racconti davvero belli e che il mio preferito è stato senz'altro il penultimo, "Da queste parti", in cui tre figlie si ritrovano a svuotare la casa del padre, morto da poco, e questa riunione, nonostante le pacifiche intenzioni iniziali, diventa l'occasione per lanciarsi accuse e recriminazioni covate da molto tempo.
Non sono molti i temi che ricorrono nelle nove storie (la crisi della famiglia, il divorzio e le sue conseguenze, l'omosessualità di un figlio o un genitore, la malattia), ma l'autore ne immagina sempre diverse combinazioni.
In questa creatività che non perde mai di vista i frutti di un'attenta analisi psico/sociologica (e personale), oltre che nell'ottima scrittura, sta il pregio del libro, ma allo stesso tempo situazioni molto simili che si ripropongono in due o più racconti possono creare una certa ridondanza. E questo è il solo motivo per cui ho messo 4 stelline invece che 5.