Ritorna lei, in quello che è il suo romanzo più intimo.
Per chi mi segue da tempo è risaputo che straveda per Amélie Nothomb, che ho incontrato tre volte dal vivo in una delle sue presentazioni in giro per l'Italia.
In quasi tutti i suoi romanzi, lei parte dalla domanda "vediamo cosa succederebbe se... ?".
In quasi tutti, sì. Ma non in questo.
Qui dismette le vesti di scrittrice dalla penna affilata, per rivestire ogni singola parola di amore: perché questo è Primo sangue. Un inno di amore che lei come figlia dedica al padre Patrick, scomparso durante la pandemia e che, a causa della pandemia, non ha potuto salutare né accompagnare sul confine che separa la vita dalla morte.
In questo suo libro così intimo, Amélie, raccontando la storia del padre (che non ha avuto una vita facile soprattutto nei primi anni della sua vita), vuole consegnarlo all'immortalità. È sorprendente anche che questo romanzo sia uscito in questo particolare periodo storico, con il conflitto tra Russia e Ucraina. Singolare perché (Amélie Nothomb non poteva sapere che ci sarebbe stata questa coincidenza), la scrittrice sceglie di concentrare la narrazione nel (novembre del) 1964, quando Patrick Nothomb giunse nella Repubblica del Congo, per rapprensentare il Belgio, durante la rivolta dei Simba, una ribellione scoppiata per le enormi disuguaglianze tra gli uomini al potere e la massa della popolazione. Ed è qui che Patrick Nothomb si troverà a negoziare per salvare la vita alla maggior parte dei 1600 ostaggi.
Il 24 novembre 1964, all'alba, 350 paracadutisti belgi della "Brigata Para-Commando" al comando del colonnello Charles Laurent, trasportati da aerei della 322d Airlift Division statunitense, si lanciarono sull'aeroporto di Stanleyville, occupandola: "Nonostante il bagno di sangue, Patrick Nothomb non svenne. Mai sottovalutare l'istinto di sopravvivenza. Come nove ostaggi su dieci, fu annoverato tra i superstiti."
Amélie in questa storia non compare mai (non è ancora nata): ci consegna suo padre, da eroe, con tutto l'amore di figlia che il suo cuore contiene.
Nota a margine, per una mia curiosità. Perché "Primo sangue"?
Da wikipedia: "Il detto risale al linguaggio dei duelli, in cui si poteva scegliere di battersi “al primo sangue”, cioè fino a che uno dei due spadaccini veniva ferito, o “all'ultimo sangue”, cioè fino alla morte di uno dei due contendenti."