J’aurais voulu apprécier davantage ce livre, parce que Japon + nourriture, ce sont quand même des thèmes qui me parlent, mais il y avait quelques maladresses dans le texte (je ne saurais dire si elle viennent de l’auteure ou de la traduction). Il y avait cependant de très jolies fulgurances qui m’ont beaucoup parlé.
Era partito molto bene con l'unificare i piatti con le sensazioni delle protagoniste, che sono tre signore sulla sessantina che devono riflettere sulla vita a cui sono arrivate a quel punto (una vedova, una divorziata, una single). Tuttavia man mano che la lettura andava avanti quello che succedeva mi è sembrato un po' esagerato e anche fastidioso e devo dire che speravo girasse tutto attorno all'amicizia delle tre donne, che invece è spesso messa in ombra per scene ridicole con il fattorino.
Riz aux petits pois, palourdes frites, bourgeons de pétasites au miso, voilà les délicieuses spécialités du restaurant « La Maison de Coco ». Derrière elles, se cachent trois cuisinières sexagénaires, attendrissantes et épatantes qui ont bien décidé de profiter de leur vie. Une ode légère et gourmande aux bonheurs simples.
Questo libro mi ha messo una fame! No seriamente, LE TRE SIGNORE DEL CHIOSCO DI TOKYO è da denuncia, da evitare, insomma da tenere lontano, perche è un romanzo pericoloso se si è amati della cucina orientale o semplicemente se si è di buona forchetta.
Io mi ritrovo in entrambe le categorie ed ora ho voglia di mangiare tutto ciò che è stato descritto fra un capitolo e l'altro.
Un bel dilemma dato che al momento non ho in programma un viaggio in Giappone. 😑
Non mi resta che rileggere qui e là e immaginare il gusto, le sensazioni e gli aromi che Kōko, Matsuko e Ikuko sanno racchiudere in ogni piatto.
Per loro una pietanza può confortare e alleviare le preoccupazioni, aiutare a metabolizzare un passato doloroso e si saziare piacevolmente lo stomaco.
Il loro modo di pensare al cibo mi ha fatto riflettere, soprattutto perché anch'io uso il cibo per alleggerire o per superare i momenti difficili.
Quindi nulla, ho apprezzato questa storia, anche se devo dire che avrei preferito un finale leggermente diverso...
⭐️1/2 L'ennesimo "libro coccola giapponese senza pretese" è un debolissimo tentativo di restituire l'atmosfera calda e avvolgente che dovrebbe dare un chiosco di piatti pronti tradizionali. Per la maggior parte del tempo, con una prosa zoppicante e in una traduzione a dir poco inesperta, le tre protagoniste parlano di cibo o dei loro problemi personali. Nonostante siano tre donne adulte, i loro discorsi non differiscono quasi per niente da quelli di tre dodicenni. La peggiore delle tre è sicuramente Kōko che, dimentica del fatto che ha sessant'anni, mette continuamente in imbarazzo il fattorino ventenne per più di metà libro, cercando di indurlo a sposarla. Il finale, come al solito in questo tipo di libri, lascia intendere frettolosamente che le protagoniste sono cresciute e maturate nel corso della narrazione, ma in modo esclusivamente didascalico e non sostenuto da fatti. Una prosa e una storia della stessa profondità di un cucchiaino da tè.
Qui non si parla solo di persone, si parla anche di cibo, in tutte le sue sfumature. Si, perché cibo non significa solo mangiare, significa anche ricordi, sensazioni, persone. Ogni piatto importante della nostra vita è collegato, a volte senza volerlo, a un’esperienza che ci ha segnati profondamente.
In questo libro, ad esempio, il cibo fa da input alla storia delle tre protagoniste: Ikuko, Koko e Matsuko, che ci raccontano i loro pensieri tramite i Noodles al sugo di pesca, il Riso con piselli, e così via. Tutte e tre ci raccontano qualcosa di loro stesse, qualcosa che loro stanno affrontando: Ikuko la perdita, Koko il divorzio e Matsuko le difficoltà legate all’amore e la vita, che la portano a costruirsi una maschera che pian piano crolla davanti ai nostri occhi.
Tutt’e tre sono sessantenni ma hanno una vitalità bellissima, che personalmente invidio. Spesso pensiamo che ad un certo punto la nostra evoluzione si fermi, e invece loro tre ci dimostrano che non si smette mai di cambiare. Ikuko, ad un certo punto, infatti, si chiede: «In che periodo sono adesso?». Che grande insegnamento.
A dare una scarica alla situazione è sicuramente la comparsa del fattorino Susumu, di cui tutte si “innamorano” ma che indirettamente prende un significato diverso per ognuna di loro.
Spensierato ma che affronta temi importanti, leggero ma con una pesantezza d’animo, questo libro è una coccola dolce ma allo stesso tempo un insegnamento su quanto non sia mai troppo tardi per affrontare la vita.
Dopo aver messo da parte la letteratura giapponese per un po’, tornare su questo tipo di scrittura è stato un po’ difficile: il non detto resta sempre un grosso ostacolo per il la mia immersione nel libro. Ho imparato, però, con il tempo che le cose è giusto accettarle così come sono, anche se lasciate all’interpretazione.
Amo la letteratura giapponese, è rilassante dolce e racconta storie di una profondità semplice che ogni volta mi incanta.
Areno Inoue è un’ autrice molto stimata in Giappone. I suoi libri hanno ricevuto numerosi premi e scalato le classifiche anche a livello internazionale In questo libro racconta che se si ha il desiderio di cercare a Tokyo il famoso e apprezzato ristorante gestito da tre donne che cucinano con amore e passione, basta lasciarsi guidare dagli invitanti profumi che si sprigionano nella via più nascosta, il quartiere di Shibuya, dove assaporare piatti fumanti dai sapori orientali.
Questo è posto in cui le persone anelano di poter trovare la ricetta giusta per riportare la pace nel proprio animo, e vedere le preoccupazioni dissolversi come per magia.
Tre donne che hanno in comune oltre al dono di saper cucinare pietanze gustose e paradisiache, una grande tristezza che si portano dietro con grande umiltà e riverenza ma che non mostrano ai clienti. Fragilità che usano invece come punto di forza per offrire loro pietanze confortanti che li possa rendere felici.
Si è vero fa venire fame.. tantissime descrizioni di pietanze che fanno da padrone. Ma non mi ha convinto a pieno. Si salta troppo in fretta tra presente e passato e in continuazione. Da amante della letteratura giapponese vi dico che si trova di meglio. Lettura piacevole per passare il tempo, come comfort .. ma niente di che.
🌊 Citation : « Enfin, peut-être devrait-elle plutôt dire : Quelle chance d’aimer manger ! Quelle chance d’être vivante, c’est surtout ça qu’elle voulait dire. Parce que même dans les pires moments, dans les pires souffrances, il faut bien manger, tout de même. »🧋
L'ode au chou sauté c'est un petit livre de 134 pages, mais derrière ce petit format c'est une grande histoire de vie que l'on trouve.
Dans ce livre on découvre « la maison de Coco », un traiteur japonais, qui fait des petits plats saisonniers avec une carte réduite qui change très régulièrement.
La maison de Coco est tenue par trois femmes qui ont la soixantaine passé. La patronne et propriétaire, Kôkô. Une employée qui est là depuis le début, Matsuko et une toute nouvelle employée qui s'appelle Ikuko.
Dans ce livre on découvre le destin de trois femmes, qui ont la soixantaines et qui sont célibataires. L'une à divorcer, l'autre est veuve depuis peu et la dernière attend désespérément l'amour de celui qu'elle a toujours aimée.
On découvre au fil des recettes, leurs histoires, leurs vies. Chaque chapitre est le nom d'un plat, un plat qui pour une raison ou une autre fini à la carte, mais qui est en réalité un souvenir pour l'une des trois femmes et d'une certaine manière une thérapie, une manière de faire le deuil d'un souvenir.
Pendant le récit on voit les femmes se rapprocher mais aussi s'ouvrir auprès d'un jeune garçon qui leur livre le riz et qui deviendra un ami.
Le roman est agréable à lire on y sent l'amour de la cuisine et ce même si on ne connaît pas le quart des plats qui sont évoqués. Honnêtement j'ai eu envie de les goûters rien qu'en lisant leurs descriptions.
J'ai trouvé la lecture très agréable, fluide. J'ai même regretté qu'il se termine, un petit « oh déjà ? » a quitté mes lèvres à la fin. Je serais bien encore restée un moment dans la maison de Coco.
Je me suis beaucoup attachée aux personnages j'irais bien me resservir chez Coco.🎏
Lu en diagonale pour le travail, je m'attendais à me plonger dans un roman facile à lire qui parle du train-train quotidien sur fond de gastronomie japonaise. Ce qui est le cas, mais là traduction m'a vraiment empêchée de rentré dans le roman: je suis assez habituée à la culture japonaise, et j'en connais assez bien la gastronomie, et pourtant j'aurais aimé avoir des notes de bas de page pour pas mal de dénominations en japonais-il n'y en a aucune, même pas pour expliquer les jeux de mots basés sur le japonais... En plus d'un style un peu confus par moments. Pour le reste, je n'ai pas réussi à m'intéresser au destin des trois soixantenaires de l'histoire, les dialogues étaient trop sarcastiques pour moi (la marque d'un style cliché et faible, mais c'est très personnel) et la notion du deuil à faire pour chacun des personnages était aussi trop vue et revue pour m'intéresser.
J'ai arrêté une première fois ma lecture et je l'ai reprise plus tard pour lui laisser une seconde chance mais malgré tout... je n'y arrive pas. Ce roman est franchement très chill, ça se passe au Japon avec des petites mamies japonaises, je me disais que ça pouvait être sympa à lire pour passer le temps. Mais honnêtement je me suis plus ennuyé qu'autre choses. J'aime beaucoup l'ambiance de ce roman avec le petit restaurant de quartier traditionnel mais ça n'a pas marché pour moi. Je ne suis certainement pas le lectorat visé et ça doit certainement plaire à d'autres mais je n'ai pas réussi à aller jusqu'au bout.
Sighs.... The Japanese cover is a lot cuter ( ), alas, I'ma be honest, since now there's the page for the Chinese edition, the switch is done. Still gonna advertise the Japanese edition though. xP
Un livre sur le pardon et la résilience, aux thématiques lourdes distillées dans le quotidien de 3 protagonistes et leur passion partagée pour la cuisine. Mature, doux et touchant.
“Se le piante hanno bisogno di acqua per crescere, gli esseri umani hanno bisogno di ridere”
Poche pagine lette con molta fatica. L’ho trovato molto confusionario. L’autrice per non raccontarci subito tutto delle tre protagoniste, mi sembra che si perda un po’. Io di sicuro ad un certo punto mi sono persa. Non capivo più chi era la signora separata, la signora triste e la signora scorbutica. Alla fine tutto torna, ma non è stata una lettura fluida. Forse anche perché inframmezzata da un altro libro e forse anche perché io coi giapponesi è anni che non ci azzecco più, ma un paio all’anno li devo leggere.
Tre donne sui sessant’anni si ritrovano a lavorare nello stesso chiosco di cibo da asporto.
“Io sono Kōko, lei è Matsuko, e lei è Ikuko” “È abbastanza semplice. Venire, aspettare, andare, cioè kuru, matsu, iku; è vero Kō per kuru è un po’ una forzatura, ma i nostri nomi che hanno la pronuncia di questi verbi, non sono proprio da trio del destino? Non lo pensa anche lei”
Il cibo giapponese è anche lui protagonista. Ne capissi qualcosa in più, forse avrei apprezzato maggiormente questa parte.
“Kōko, che non ha preparato nulla perché non ne aveva voglia, trova che questi menu eterogenei siano abbastanza rappresentativi del carattere di ognuna delle sue amiche. Questo dimostra che la cucina non mente mai: Dimmi quello che cucini e ti dirò chi sei”
“Cucinare è straordinario”, pensa. “Non c’è bisogno di cibi di lusso, né di fare cose complicate, bastano ingredienti di qualità e la giusta cottura e si ottiene qualcosa di favoloso.”
Le tre donne diventano amiche nel tempo, fanno gite insieme, non si raccontano tutto, ma si conoscono e si comprendono facilmente. Io lettore esterno un pò meno. Troppo spesso mi sono trovata a chiedermi ‘perché fa questo o pensa ciò?’ Un attaccamento al bere tutte le sere che trovo problematico nelle persone se ripetuto continuamente. Ma qui non sembrava essere un problema, ma la normalità.
Insomma credo di non averlo capito appieno questo libro. Tre donne che insieme costruiscono qualcosa e si fanno compagnia. Gli uomini non ne escono granché bene dal romanzo, ma neanche le donne a mio parere. Un po’ un’umanità viziata e corrotta dalle sfortune della vita. Che non molla comunque, in qualche modo ci prova a restare a galla. E qualcuna ci riesce.
Questa libro è un romanzo breve che però narra una grande storia, anzi tre grandi storie. Il tutto è ambientato in un ristorante giapponese gestito da tre donne single sulla sessantina. Ognuno di loro ha storie diverse. Una sta divorziando, l'altra è rimasta vedova da poco e l'ultima attende disperatamente l'amore di colui che ha sempre amato. Le protagoniste sperimentano una sorta di terapia attraverso le ricette che danno il nome ai capitoli e che si ritrovano in essi descritti. I piatti attivano i ricordi che permettono al lettore di conoscere meglio le donne. Conoscenza che viene approfondita anche grazie a Susumu, un ragazzino che diventa presto loro amico. L'autrice scrive un romanzo piacevole che ha come fulcro la resilienza femminile e le cui pagine profumo di piatti orientali.
Tre signore di Tokyo, ognuna con la propria personalità e il proprio passato, si ritrovano a lavorare insieme in un chiosco di cibo da asporto nel cuore della città.
Tra una preparazione succulenta e l’altra, scopriamo quanto la vita nella fase dell’ anzianità non abbia per nulla finito di dare sorpresa, gioia, tristezza, pienezza e anzi possa essere il riscatto dai ricordi pesanti e dai rimpianti.
“Tutto ciò che si muove è destinato a cambiare”. Il cambiamento infatti, di solito raccontato come prerogativa della fase giovane e adulta, continua a far parte integrante della vita fino alla fine, mescolando le carte in tavola e riservando sempre spazio alla semplice meraviglia.
Nota dolente: la narrazione e i dialoghi non sono particolarmente elaborati, rimane un libro quasi senza pretese, ma forse anche troppo.
Plutôt 3,5 On m'a offert ce livre et j'ai attendu un moment avant de me "forcer" à m'y mettre. J'ai adoré le fait que les 3 héroïnes soient des femmes de plus de 60 ans, c'est rare ! J'ai aussi aimé que l'on alterne les points de vue entre les 3. C'est un livre aigre doux, des éléments tristes et d'autres cocasses. Les plats évoqués sont dépaysants pour une occidentale et ça donne faim et attise la curiosité. Parfois certaines phrases étaient étranges à lire, je me demande si la traduction n'était pas trop littérale (hypothèse vue dans d'autres avis) ou en tout cas pas assez littéraire par moment (surtout au début avec les explications de jeux de mots un peu lourdes) mais j'ai quand même été prise et j'ai dévoré ce roman.
Trois femmes sexagénaires travaillent ensemble dans un restaurant spécialisé dans les plats traiteur à emporter.
Encore une fois, un roman qui réunit Japon et culture gastronomique. Il était intéressant de retrouver des personnages principaux plus âgés que d'habitude (qui sont souvent invisibilisés, notamment les femmes) mais les pensées de deux d'entre elles m'ont parfois laissées perplexes. La traduction est peut-être en cause.
Ce n'était pas une lecture transcendante mais pour les vacances, pourquoi pas.
Una storia che nella sua delicatezza e dolcezza emoziona. Un viaggio sensoriale che attraverso piatti golosi riporta la memoria ricordi, la ricerca della serenità, nel chiosco di Koko Matsuko e Ikuko, che con le loro ricette donano la chiave della felicità. Cosa c'è di meglio di una pietanza che oltre che allietare il palato porta pace? Quando la cucina si incontra con la passione ci si sente avvolti in un caldo abbraccio. Areno Inoue con la sua scrittura ci porta in un mondo reale fatto di sapori e magiche atmosfere di un Giappone incantevole ⭐⭐⭐⭐
Ça se lit bien, mais il ne se passe absolument rien. Il y a peu d'histoire et cela ne m'intéresse tout simplement pas. J'avais adoré, par exemple, Le restaurant de l'amour retrouvé, qui parle aussi de gastronomie mais où il y a aussi une histoire à suivre. De plus, en lisant les autres commentaires Goodreads, je me rends compte qu'il s'agirait de 3 dames de 60 ans, alors que j'avais compris 2 dames de 60 ans et une jeune de 20 ans qui vient travailler pour le resto. Je suis déjà dans le champ et j'ai perdu l'intérêt... :P
Si on a aimé Le restaurant de l’amour retrouvé, on aimera forcément L’ode au chou sauté. On rencontre dans celui-ci trois femmes (de plus de 50 ans) derrière les fourneaux d’un traiteur, on apprend à les connaître. C’est à la fois intime et pudique mais surtout très doux.
Moi qui avais des aprioris sur la littérature asiatique, je l’apprécie de plus en plus. Cette collection de Piquier sur des romans ayant rapport à la cuisine est une pépite !
🍜Ingredienti: Rimpianti e occasioni perse ma anche fragilità e resilienza femminile il tutto condito con viaggio sensoriale attraverso squisiti piatti tipici orientali che hanno il potere di confortare i cuori.
Carino ma mi aspettavo di più da questa lettura, ho trovato alcune descrizioni superflue, nonostante si tratti di un romanzo molto breve e per quanto riguarda i personaggi ho interpretato talvolta forzate e fuori luogo le interazioni delle tre donne nei confronti del giovane fattorino.
L ode au chou sauté - Inoue Areno Livre facile et plaisant sur 3 femmes de la soixantaine qui tiennent un restaurant de quartier. On découvre l’histoire de leurs vies respectives, leurs drames respectifs. La chronologie est interessante car l’histoire saute d une femme à l autre et d un épisode à l autre de leurs vies. Ce livre tourne aussi au tour des recettes. Livre léger et facile. Lu au Japon. Sympa sans plus .
Des vies et des histoires de vies, qui tantôt se heurtent, tantôt s'écoutent, parfois s'épaulent ou bien se disputent. Leur restaurant n'est qu'un point de convergence car leurs vies sont très différentes. Un beau livre qui rappelle l'importance de vivre chaque jour et dont j'ai apprécié la poésie simple du quotidien.
Ho gradito la lettura di questo libro. Le descrizioni delle pietanze mi hanno fatto venire l’acquolina e le tre storie molto diverse tra loro delle tre protagoniste mi hanno preso particolarmente. Unica pecca che ho trovato di cattivo gusto é l’atteggiamento di una delle tre nei confronti del fattorino, a mio parere too much.
Il libro racconta la storia di tre donne mature Ikuko, Koko e Matsuko che lavorano in un chiosco di cibi pronti. Piano piano tra i vari discorsi su cosa preparare come piatto del giorno il tempo passa, si succedono le stagioni e la vita prosegue. Nel corso del libro si scoprono anche informazioni sul loro passato ed il loro carattere. Non male ma niente effetto wow
J’ai vraiment apprécié ce roman, de suivre la vie de ces trois dames plus âgées, femmes qu’on entend toujours si peu. En plus, de toutes ces descriptions de plats succulents. Un très beau moment de lecture.